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nonsonocostante e soledimattino sono la stessa persona, e non dite che la gestrice del blog ha una doppia personalità, perchè sarebbe riduttivo: le personalità sono multiple

lunedì, 15 dicembre 2008

postato da: soledimattino alle ore 13:39 | link | commenti (1)
categorie: tibet, aiutare
mercoledì, 16 aprile 2008

Vi invito a guardare la foto sottostante

Scusate, si tratta di un falso, vedere qui

 

(via satellite, from:Britain's GCHQ, the government communications agency) scattata prima degli scontri e la rivolta di Lhasa.

 

Per favore, fate girare il più possibile questa foto, per far in modo che arrivi anche a giornalisti di TV pubbliche e private, giornali ecc affinché possano pubblicarla.

Pechino orchestrava la rivolta nel Tibet'
Canada Free Press [Venerdi, 21 Marzo, 2008 10:20] spie britanniche confermano la denuncia del Dalai Lama sulle violenze inscenate

di Gordon Thomas

Londra, 20 Marzo - Britain's GCHQ, l'agenzia governativa delle comunicazioni che controlla elettronicamente mezzo mondo dallo spazio, ha confermato la rivendicazione del Dalai Lama che agenti dell'Esercito Popolare di Liberazione, l'EPL, travestiti da monaci, hanno innescato le rivolte che hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e feriti tibetani.
Gli analisti della GCHQ ritengono che la decisione fosse deliberatamente calcolata dalla leadership di Pechino per fornire una scusa per schiacciare il malcontento che ribolliva nella regione, che sta già attirando la sgradita attenzione del mondo proprio durante la corsa alle Olimpiadi di questa estate.
Per settimane c'è stato un crescente astio a Lhasa, la capitale del Tibet, contro azioni minori compiute dalle autorità cinesi.
I monaci hanno guidato sempre più azioni di disobbedienza civile, chiedendo il diritto di compiere il tradizionale rito d'incensi bruciati. Alle loro richieste si unisce il grido per il ritorno del Dalai Lama, il 14esimo a tenere la massima carica spirituale.

Impegnato ad insegnare i punti fermi della sua autorità morale--pace e compassione--il Dalai Lama aveva 14 anni quando l'Esercito Popolare di Liberazione invase il Tibet nel 1950 e fu costretto a fuggire in India da dove ha condotto senza sosta una campagna contro la durezza del dominio Cinese.

Ma i critici hanno obiettato sulla sua attrazione per le star dei film. Il magnete dei giornali Rupert Murdoch l'ha definito: "un monaco molto politico con scarpe Gucci"


Scoprendo che i suoi sostenitori dentro il Tibet e la Cina sarebbero divenuti ancora più attivi nei mesi precedenti le Olimpiadi di quest'estate, I funzionari della British Intelligence a Pechino hanno compreso che il regime avrebbe cercato una scusa per muoversi e schiacciare l'attuale malcontento.

Questo timore è stato pubblicamente espresso dal Dalai Lama. I satelliti del GCHQ, geo-posizionati nello spazio, erano incaricati di monitorare da vicino la situazione.

Il complesso a forma di ciambella, vicino all'ippodromo di Celtenham, è situato nel piacevole Cotswords ad ovest dell'Inghilterra. Con 700 dipendenti, include i più grandi esperti elettronici e analisti del mondo. Tra di loro si parla più di 150 lingue. A loro disposizione ci sono 10.000 computers, molti dei quali sono stati appositamente costruiti per il loro lavoro.

L'immagine che hanno scaricato dai satelliti ha fornito la conferma che i Cinesi hanno usato agenti provocatori per iniziare le rivolte, cosa che ha dato all'EPL la scusa per muovere su Lhasa e uccidere e ferire durante l'ultima settimana.


Ciò che il regime di Pechino non si aspettava era che le rivolte si sarebbero diffuse, non solo attraverso il Tibet, ma anche nelle province del Sichuan, Quighai e Gansu, trasformando una larga parte della Cina occidentale in una zona di battaglia.

Il Dalai Lama lo ha chiamato "genocidio culturale" e si è offerto di dare le dimissioni come capo delle proteste contro il governo cinese al fine di portare la pace. L'attuale agitazione è cominciata il 10 Marzo, segnando l'anniversario della rivolta del 1959 contro il regime cinese.

Comunque, I suoi seguaci non stanno ascoltando il suo "messaggio di compassione".
Molti di loro sono giovani, disoccupati ed espropriati di ogni diritto e rifiutano la sua filosofia della non-violenza, credendo che la sola speranza per un cambiamento sia l'azione radicale che stanno portando avanti.
Per Pechino, l'urgente bisogno di trovare una soluzione alla rivolta sta diventando un crescente imbarazzo.
Tra 2 settimane, le celebrazioni nazionali per i Giochi Olimpici inizieranno con la tradizionale accensione della torcia. E' previsto che i tedofori passino per il Tibet. Ma la torcia potrebbe ritrovarsi ad essere portata dai corridori in mezzo a palazzi e templi in fiamme.
Un segno di questa urgenza è che il primo ministro Cinese ha ora affermato che è pronto ad aprire un dialogo col Dalai Lama. Poco prima di questo annuncio, il primo ministro britannico Gordon Brown ha dichiarato che avrebbe incontrato il Dalai lama durante la sua visita a Londra il prossimo mese. Questa è la prima volta che entrambi I leaders hanno proposto di incontrare il Dalai Lama.


Pechino 2008: Un mondo, Un sogno - Tibet libero

Lhadon Tethong
(tradotto da ery)

mercoledì, 19 marzo 2008

Manifestazione spostata

La Manifestazione in solidarietà per il popolo tibetano è stata spostata in Piazza della Scala a Milano. Giovedì 20 Marzo, ore 16:30.
postato da: nonsonocostante alle ore 12:46 | link | commenti (4)
categorie: pace, tibet, libertà
martedì, 18 marzo 2008

Ricevo e diffondo

Giovedì 20 Marzo, ore 16:30, presidio in piazza San Babila in solidarietà per il popolo tibetano.
Manifestazione organizzata da sindacati e varie associazioni.
La Manifestazione in solidarietà per il popolo tibetano è stata spostata in Piazza della Scala a Milano. Giovedì 20 Marzo, ore 16:30.
 
 
 
E mi chiedo perchè non si vedano più i siti ai seguenti indirizzi:
postato da: nonsonocostante alle ore 18:06 | link | commenti
categorie: tibet, libertà

Una preghiera

Ricevo e riporto questo sms:

  

La situazione in Tibet è grave nonostante la protesta dei monaci sia stata pacificata! I lama chiedono di far girare questo messaggio fra tutti i buddisti e sostenitori perchè vengano recitati mille mantra “OM MANI PEME HUNG” pronuncia tibetana di Om Mani Padme Hum. E’ in atto un genocidio culturale. Intervenga l’ONU

postato da: nonsonocostante alle ore 13:38 | link | commenti (3)
categorie: tibet, libertà, buddha, monaci, monache, buddista

Una firma per il Tibet

E' possibile mettere la propria firma agli indirizzi che riporto sotto.

  

Amnesty international: fermiamo le esecuzioni

http://www.amnesty.it/appelli/appelli/Cina_pdm?page=appelli

 

Amnesty international: olimpiadi e diritti umani in Cina

http://www.amnesty.it/campagne/pechino2008/

 

 

 

postato da: nonsonocostante alle ore 12:39 | link | commenti (1)
categorie: cina, gente, persone, tibet, libertà, aiutare, petizione
lunedì, 17 marzo 2008

Un popolo di ignavi?

Le ho riconosciute quelle strade, dove la polizia sparge il sangue dei tibetani, ho riconosciuto i volti dei manifestanti, dalle caratteristiche somatiche uniche, ho riconosciuto il potala e gli altri monumenti.

  

Ma i cinesi no, non li ho visti in strada, tranne quelli in divisa, eppure sono la maggioranza della popolazione in quella regione, non mi riferisco al governo cinese, ma ai cinesi che vivono a fianco dei tibetani, dove sono i cinesi? Cosa fanno? Cosa pensano?

 

17/03/2008, ora locale: 16:00, a Lhasa ci sono 12 gradi e splende il sole... sulla barbarie.

  

A settembre 2006 scrissi "Il Tibet muore" (clicca per leggere)

  

L'opinione di Fosco Maraini sui tibetani qui e qui.

martedì, 11 marzo 2008

No comment

Tibet: protesta a Lhasa, arrestati 50 monaci

PECHINO - Centinaia di tibetani hanno tenuto una manifestazione di protesta a Lhasa, secondo Radio Free Asia. La notizia è stata confermata da residenti della città tibetana, secondo i quali una cinquantina di monaci buddhisti sono stati arrestati.
   Secondo l' emittente, testimoni hanno visto veicoli militari che bloccavano le strade nei pressi del monastero di Drepung, uno dei più importanti di Lhasa e del Tibet. L' insolita protesta è avvenuta nel 49esimo anniversario della rivolta anticinese nella capitale, che si concluse con la fuga del leader tibetano, il Dalai Lama, in India. Il Tibet era stato occupato nel 1951 dall' Esercito Popolare di Liberazione cinese. Manifestazioni di protesta contro "l' occupazione cinese" del Tibet sono state organizzate ieri dai tibetani in esilio in India, Nepal ed in Europa

 

TIBET/ CIRCA 300 MONACI MARCIANO A LHASA PER ANNIVERSARIO RIVOLTA

Chiedono rilascio dei bonzi arrestati a ottobre scorso

Pechino, 10 mar. (Ap) - Almeno 300 monaci hanno marciato fino al centro di Lhasa, in Tibet, nel giorno del 49esimo anniversario della rivolta tibetana contro il governo cinese.

I monaci sono usciti dal monastero di Drepung, fuori da Lhasa, e hanno percorso circa 10 chilometri a piedi fino al centro della città, secondo Radio Free Asia, emittente privata fondata dal Congresso Usa.

La marcia coincide con l'anniversario della fallita rivolta tibetana contro il regime cinese in Tibet che spinse il Dalai Lama in esilio nel 1959.

I monaci si sono diretti fino al maestoso Palazzo Potala, ex residenza dei Dalai Lama delle diverse generazioni, per chiedere il rilascio dei bonzi arrestati a ottobre scorso quando il leader spirituale Tenzin Gyatso ricevette la medaglia d'oro del Congresso Usa, una premio che irritò i vertici di Pechino

 Tibet: 50 monaci arrestati a Lhasa

PECHINO - Cinquanta monaci buddhisti sono stati arrestati oggi a Lhasa, secondo Radio Free Asia, durante una manifestazione di protesta contro Pechino che ha visto partecipare centinaia di tibetani nel 49esimo anniversario della rivolta anticinese che si concluse con la fuga in India del Dalai Lama. Testimoni oculari hanno riferito di veicoli militari che bloccavano alcune strade. Il Tibet fu occupato nel 1951 dall'Esercito Popolare di Liberazione cinese. (Agr)  

 

 

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lunedì, 10 dicembre 2007

Dalai Lama

E’ stata una grande emozione vedere più ottomila persone immerse per tre giorni nelle parole di quell’uomo umile e forte a cui giustamente ci si rivolge con l’appellativo di “Sua Santità”. Più di ottomila persone provenienti da ogni parte d’Italia ma anche dall’estero (Francia, Germania...), numerosi i tibetani che indossavano l’abito tradizionale (e io con loro, per solidarietà), presenti anche i monaci e monache di origine tibetana e non.

Più di ottomila persone interessate ad ascoltare gli insegnamenti che il XIV Dalai Lama ha racchiuso sotto il titolo di “La via della pace interiore”, a me sembra un buon segno per il futuro dell’umanità.

L’organizzazione ha definito l’evento “un successo inaspettato”, grazie agli spettatori paganti e al lavoro dei numerosi volontari il bilancio economico ha evidenziato un ricavo di oltre 100.000 euro che verranno interamente devoluti in beneficenza.

Articoli:

 

La profezia del Dalai Lama
"Potrei rinascere donna"

E SE il XV Dalai Lama si reincarnasse in una donna? La possibilità è stata ventilata dal XIV Dalai Lama, e subito "apriti cielo!" come se l'ipotesi fosse inammissibile, come se l'Oceano di Saggezza, questo il suo titolo, il quale ha già infranto tanti tabù gettando lo scompiglio nel campo avverso, cioè in Cina, e spesso anche tra i suoi fedeli, avesse valicato l'ultima frontiera, fosse diventato un pericoloso democratico, assertore dei diritti umani e dell'eguaglianza tra i due sessi.

Ci mancava anche questa, borbottano a Pechino, vedete che non sa cosa sia la tradizione, che è una "testa di serpente", un opportunista vassallo dell'Occidente e delle sue più deprecabili teorie?
E, invece, esprime ben altro il Dalai Lama quando dice, che, perché no? "Se la forma femminile sarà più utile, il Dalai Lama sarà donna". Lo ha affermato in risposta a una domanda che gli è stata fatta da Vanity Fair e che, come ha dichiarato un suo portavoce, gli fanno spesso e sono sempre donne che gliela pongono. E lui risponde sempre allo stesso modo, senza svicolare. Perché no?

Già, perché no? Dovremmo domandarcelo anche noi, se credessimo alla teoria della reincarnazione; e dovremmo domandarcelo anche se pensassimo che è tutta una questione di politica, di giochi di forza. Nel secondo caso, viva il Dalai Lama, ha capito quale è l'aria del tempo e vi si conforma. Però, anche nel primo caso, viva il Dalai Lama perché nel suo antico regno teocratico ed eremita sulle montagne innevate del Tibet, non si esclude niente nel gioco infinito del karma, delle vite che si inanellano nella continuità di un'idea, di un servitium.

Ha detto Ani Jangsem, monaca anziana e reincarnata (non sa se il suo predecessore fosse maschio o femmina, ma non se ne cura) che "non c'è nessuna legge che stabilisca se la reincarnazione debba avvenire in un corpo di uomo o in uno di donna: se una persona ha una mente illuminata, consapevole, compassionevole, allora nella prossima vita rinascerà in una forma superiore". Già, superiore.

Il Dalai Lama ha infatti dichiarato che la reincarnazione femminile è la più alta, ma soltanto posto che sia la più utile. Non quindi perché "donna è bello", ma perché, in questo mondo di orrori e prevaricazioni, potrebbe forse essere più utile che parole di tolleranza e di pace, sgorgassero dalla bocca di una donna. Allora, una donna tibetana? Chi lo sa.

Potrebbe anche essere un'europea, o un'americana, bionda con gli occhi azzurri. E allora, quanta fatica costerebbe ai solerti funzionari della Agenzia per le Religioni di Pechino, andare a rintracciare questa benedetta bambina. Si pensi a quanto si sono impegnati per identificare la reincarnazione del Karmapa, il ragazzino che poi fuggì in India; e quanta fatica costò loro il contestato ritrovamento della reincarnazione del Panchen Lama. Se adesso dovessero non più controllare soltanto i maschi ma anche le femmine, sarebbe davvero da mettersi le mani nei capelli.

E se poi la ricerca non si svolgesse soltanto in Cina e in Tibet ma nel mondo intero, visto che il Dalai Lama non esclude che la sua reincarnazione avvenga in esilio? Ci si arrende, si dichiara forfait. Oppure? Oppure, cosa, se la si vuole vedere da Pechino?

Il Dalai Lama ha spiazzato la Cina che domina il suo paese ma verso la quale continua a usare parole benevole: ma sì, perché mai boicottare le Olimpiadi, la Cina è un grande paese.... Eppure, viene da pensare che ognuno usa le armi di cui dispone. Il Dalai Lama punta sulla rinascita di un desiderio di spiritualità che riscatta da un rozzo materialismo il secolo da poco estinto e lo fa da grande uomo politico. La religione gli serve per quel tanto che è sempre servita, ma non la usa come un dogma. La adatta alle circostanze, senza falsificarla, e per il Tibet sapere, come lui sa, che oggi come oggi si può dire che i "reincarnati" si manifestano non per un proprio materiale bisogno ma perché c'è bisogno della loro presenza in un determinato contesto sociale, è rivoluzionario, è moderno.

La reincarnazione, dice il Dalai Lama, questo nostro contemporaneo "Oceano di saggezza", è la conseguenza diretta del kharma e del contesto sociale e delle persone fra le quali la reincarnazione si manifesta: gli esseri reincarnati vengono al mondo perché in un determinato momento c'è bisogno di loro. Certo, la reincarnazione può assumere diverse forme, uomo, donna, bambino, anziano, addirittura cane o gatto o albero. Insomma, la reincarnazione non ha una forma fissa e mai possiamo essere certi di chi sia un reincarnato o una reincarnata. Chi dice di esserlo forse non lo è, chi lo è non sa di esserlo. Succede.
Ma questa volta, speriamo che sia femmina.
Renata Pisu

(5 dicembre 2007)

INCONTRO con il sindaco. Il console cinese protesta

«Il Dalai Lama è un vero simbolo di pace»

La Moratti ha ascoltato l'intervento del leader tibetano al Palasharp. In 9 mila sugli spalti

MILANO - Mani giunte e capo chino, per ricevere in dono la katà, la sciarpa tibetana. Lì, sul palco del Palasharp. Davanti al popolo del Dalai Lama. Che anche ieri (9 mila persone, code dall'alba) ha applaudito le parole del 72enne Tenzin Gyatso. E che, un applauso, l'ha riservato a Letizia Moratti. E all'elogio del sindaco, sciarpa bianca al collo, per «quest'uomo che combatte per i valori più profondi». Il tutto, nel giorno in cui, al racconto di cosa avesse fatto la Moratti, la cinese He Fengyun, console generale aggiunto di Milano, ha risposto così: «La nostra posizione sul Dalai Lama in Italia è chiara. È meglio se i politici non lo incontrassero ». E se già il governatore Roberto Formigoni aveva disobbedito, invitando venerdì, nei suoi uffici, la guida spirituale del Tibet e, alla Prima della Scala, arrabbiandosi per la mancata presenza in teatro di Gyatso, il sindaco è andata oltre. Andando al Palasharp. D'accordo, era un appuntamento annunciato.

Ma, dopo il colloquio riservato con il Dalai Lama, la Moratti, in compagnia del marito Gianmarco e del figlio del consorte, Angelo, s'è messa tra il pubblico e l'ha ascoltato parlare di pace. Un lungo discorso. Con una premessa: «Ho apprezzato il discorso del sindaco — ha detto Gyatso, voce pacata e tanti sorrisi —. Ha toccato i temi dei valori umani, che sono una mia priorità ». Dopodiché, quando si è alzata per lasciare il Palasharp, e le è stato ricordato di come, alla vigilia dell'arrivo in Italia del Dalai Lama, dai politici nazionali e milanesi lui fosse visto come un ospite indesiderato, il sindaco ha detto: «È un simbolo di pace e fraternità. Punto». Parole che hanno creato «imbarazzo » in He Fengyun e hanno scaldato Milano intera che, va detto, inizialmente era dubbiosa sul comportamento da assumere con il Dalai Lama.

 

Tant'è: dalla Lega all'opposizione, fino alla Curia, la città ha approvato: «Brava Moratti». Idem Formigoni, che a questo punto si auspica che «il Governo organizzi un vero incontro ufficiale senza se e senza ma, e senza paura ». La paura, s'intende, è quella di un possibile scontro diplomatico con la Cina, che a Milano si farebbe oltremodo sentire in chiave Expo. Rischio che, per il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi, comunque non si pone. Non per l'altro: «La Moratti e Formigoni non decidono sulla politica estera. Facciano pure quel che vogliono ». Craxi, attirandosi le ire della sorella Stefania, aveva detto da subito no a incontri ufficiali con Gyatso. Che, giovedì, sarà ricevuto dal presidente della Camera Fausto Bertinotti.

Andrea Galli
10 dicembre 2007

lunedì, 08 gennaio 2007

In Tibet

Il giorno dopo avremmo trascorso molte ore in fuoristrada senza sapere se avremmo trovato un posto sufficientemente igienico dove mangiare, allora si è pensato di rifornirci di viveri o quantomeno di comperare della frutta.

E’ sera, compero una mela e una banana, gironzolo per la città con il sacchetto dondolante attaccato al polso, le mani in tasca, quando una madre con due bambine mi vede, fa un cenno e loro sono su di me, chiedono qualcosa in tibetano, parole che non capisco, ma comprendo il linguaggio universale di quelle manine che battono lievi sulle mie braccia, sul mio petto. Una riceve la banana, l’altra la mela e se ne vanno sorridendo.

E’ troppo tardi per tornare dal fruttivendolo, domani digiunerò, forse.

La fortuna vuole che, nonostante l’ora tarda, un fornaio fosse aperto. Entro, scelgo un pane dal bel aspetto, è confezionato ma pare fresco di giornata. Pago e mi dirigo verso la porta dove c’è un bambino con la mano tesa, unghie nere, i capelli grigi di polvere, e io ero lì davanti a lui, io con la giacca a vento rossa in Gore-tex, gli scarponi caldi, impermeabili, confortevoli, a tracolla una reflex che questi bambini non si potranno mai permettere, ed è per questo che amano tanto guardare nel mirino e premere il tasto dello scatto almeno una volta nella vita, io, 163 cm di confort e un pane in mano, e lui, occhi neri dentro 90 cm di sudicio. Il gesto è stato automatico, gli ho dato il pane.

Sono tornata dal fornaio che, stupito, per servirmi ha dovuto di nuovo interrompere la partita a carte, poi ha visto il bambino mangiare il pane, e anche lui ha sorriso.

Torno all’albergo, anche il bimbo va nella stessa direzione, infine saluta con la mano e si allontana dondolando la testa allegramente, come se dentro di sé stesse cantando una canzone.

Lo so di non aver risolto nulla con il mio gesto, so che quello che ho ricevuto è molto di più di quanto ho donato, perchè potrò scordare i nomi delle città, dei templi, delle divinità in essi venerate, ma non potrò mai scordare certi sorrisi.

mercoledì, 27 settembre 2006

Tibet

Non sono ancora in grado di organizzare le emozioni e raccontare con un ordine logico il mio viaggio in Tibet, forse non ne sarò mai capace, quindi voglio annotare dei ricordi, delle sensazioni, in ordine sparso (come sono in ordine sparso le fotografie), perchè non sbiadiscano con il tempo.

Questo è il primo.

In alcuni monasteri e eremi, ho trovato un'energia bellissima e forte, quell'energia che ti lava l'anima da ogni stress, preoccupazione e falsi bisogni... quell'energia che ti penetra nelle fibre del corpo, fino alle ossa, quell'energia che ti spinge a sederti tra i monaci, a chiudere gli occhi e a restare in ascolto (nel senso ampio del termine) quell'energia che quando, a malincuore, esci dal monastero ti lascia uno stato di benessere emotivo e fisico tale che ti viene da chiederti se non sia il caso di restare per sempre.

martedì, 26 settembre 2006

Tibet

Tibet

Il Potala:

martedì, 12 settembre 2006

Il Tibet muore

Per diverse persone un viaggio in Tibet è un sogno la cui realizzazione viene da tempo rimandata. Vorrei sollecitare chi fosse interessato alla cultura tibetana a non procrastinare oltre questo viaggio: tra non molto il Tibet non esisterà più, sarà diventato Cina. Non bisogna credere che il restauro dei monasteri sia un’apertura verso i tibetani, il loro culto, la loro cultura, non è così: il restauro è puramente ai fini turistici, riguarda i muri, gli oggetti, riguarda quanto c’è di materiale, ma la parte spirituale viene sempre più oppressa nella totale indifferenza degli altri popoli del mondo.

Non so cosa stiano facendo i tibetani per salvare il loro mondo, non riesco nemmeno ad immaginare cosa significhi mettersi contro ad un governo come quello cinese (basti pensare che avere una foto del Dalai Lama è sufficiente per finire in prigione per anni e a mettere in serie difficoltà la famiglia e i vicini di casa) perciò non mi sento di criticare la (apparente?) mancanza di reazione dei tibetani stessi di fronte ai soprusi.

Quindi andateci, andateci presto.

postato da: nonsonocostante alle ore 14:26 | link | commenti (7)
categorie: viaggi, vacanze, cina, viaggio, futuro, tibet, viaggio-tibet